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Le norme tecniche consensuali coprono un ruolo particolarmente importante nel settore costruzioni. Facilitano la specificazione di compiti, stabiliscono un chiaro "accordo" tra acquirente e venditore, forniscono un valido sistema per dimostrare la conformità ai requisiti cogenti. Le norme sono un elemento essenziale nel consentire all'industria delle costruzioni di essere competitiva e forniscono il valore aggiunto che consente di distinguersi nei confronti del cliente. È per la loro importanza e per la vastità degli interessi coinvolti che la prima generazione di norme armonizzate nel settore costruzioni ha impiegato così tanto tempo ad essere prodotta.
Queste norme di prima generazione saranno inevitabilmente e ampiamente di varia natura, e in molti casi rifletteranno la sindrome del "minimo comune denominatore". Alcune saranno come le più tradizionali norme nazionali, altre avranno un carattere prescrittivo, altre ancora saranno invece caratterizzate da un approccio prestazionale. Alcune forniranno valori minimi di prestazione concordati, altre si limiteranno a fornire una lista di caratteristiche e metodi di prova per dimostrarne la conformità. Anche quest'ultimo è comunque un significativo ottenimento per l'industria. La conclusione cui giungono diversi studi sugli effetti dell'armonizzazione è che la principale barriera al commercio dei prodotti da costruzione è la necessità di ricorrere a molteplici prove e certificati. Una serie di prove, un certificato, validi su tutto il territorio comunitario saranno comunque un significativo passo in avanti.
L'industria è preoccupata principalmente che in alcuni casi i regolamenti nazionali emessi dalle autorità competenti precludano ciò. Per esempio, che non ci sia l'accettazione di un metodo di prova comune per l'esposizione al fuoco delle coperture e che, conseguentemente, un produttore che desideri commercializzare il proprio prodotto nei paesi dell'Unione Europea debba sobbarcarsi i costi di almeno tre differenti procedure di prova.
Un altro effetto del "minimo comune denominatore" può essere quello di vedere gli Stati Membri cercare altri modi per reintrodurre i loro precedenti requisiti e ripristinare in realtà altre barriere al commercio.
Per il 2010, ci si attende di avere circa 600 norme di prodotto e 1.200 o più metodi di prova o altre norme di supporto. Per alcune di queste sarà già avviata la fase di seconda revisione, per altre solo la prima. I "ritorni" della prima generazione di norme saranno pertanto capitalizzati nella seconda e terza generazione. Quali considerazioni, dunque? Quali obiettivi porsi?
- Grande sforzo verso norme caratterizzate da un approccio prestazionale: esiste un grande pericolo che la normazione, in particolare quella utilizzata a supporto della legislazione, possa condurre all'erezione di serie barriere all'innovazione. C'è un intendimento comune da parte degli Stati Membri di orientare i propri Regolamenti Edilizi verso approcci di tipo prestazionale, e questo gioverà sicuramente. Tuttavia, ciò deve essere accompagnato da un serio sostegno allo sviluppo di norme prestazionali. Affinchè ciò sia possibile molto lavoro deve essere fatto per stabilire metodi di prova realmente efficaci nel dimostrare le prestazioni.
- Maggior accordo sui livelli minimi di prestazione richiesti per dichiarare la conformità alle norme: le limitate informazioni disponibili in molte delle norme di prima generazione stanno a significare che molte complesse informazioni devono essere fornite con la marcatura CE, al fine di consentire un giudizio di "idoneità all'impiego" per un particolare prodotto. Per il 2010 si dovrebbe essere in grado di semplificare la marcatura CE mediante il trasferimento nella norma di molte informazioni, forse anche attraverso un più ampio utilizzo delle "classi di prestazione".
- o Estensione delle norme per coprire una più vasta gamma di tematiche ambientali: fra 10 anni non sarà più accettabile una semplice dichiarazione dei Comitati tecnici di aver considerato aspetti di natura ambientale nella stesura delle norme. Ci si attenderà sempre più risposte dimostrabili e verificabili in materia di sostanze pericolose, di utilizzo di materiali riciclati e idoneità dei prodotti finiti ad essere riciclati al termine del loro utilizzo, di contributi alla riduzione delle emissioni di CO2.
- Per il 2010 è ragionevole attendersi che l'Unione Europea si sia significativamente allargata a diversi paesi attualmente candidati: questo significa che la marcatura CE, e le norme di supporto, dovranno soddisfare ad una gamma ancor più vasta di requisiti rispetto ad oggi. E conseguentemente è probabile che il compito dei "normatori" diventi più difficoltoso piuttosto che più semplice.
- La repentina diffusione del commercio elettronico e la globalizzazione di molte industrie avrà un impatto sulla struttura e sul contenuto delle norme ed aumenterà il bisogno di raggiungere accordi sempre più su scala internazionale, sia attraverso l'ISO che con altri sistemi.
- L'attuale sistema di elaborazione delle norme sarà ancora in grado di rispondere alla sfida? Probabilmente no. Ci dovranno essere cambiamenti nelle relazioni tra organismi nazionali di normazione, CEN e ISO, ma è forse presto per dire in cosa consisteranno questi cambiamenti. È comunque altamente improbabile che si riproponga l'emergenza delle norme settoriali ("consortia standards") che ha caratterizzato il settore dell'Information Technology. Le norme del settore costruzioni giocano un ruolo troppo importante nei regolamenti delle autorità nazionali perchè questo possa accadere.
Sicuramente il quadro normativo di riferimento del settore costruzioni nel 2010 sarà molto diverso da oggi. Probabilmente le norme saranno disponibili gratuitamente su Internet. La sfida per il mondo della normazione è come ottenere questo e comunque essere in grado di finanziare il continuo sviluppo delle norme nell'interesse di tutti gli operatori del settore.
Sostanze pericolose nei prodotti da costruzione
Nel novembre 2000 si è tenuto a Vienna un seminario, organizzato dall'Istituto Austriaco per l'Ecologia Industriale, sui potenziali pericoli per la salute e per l'ambiente derivanti dal possibile rilascio di sostanze pericolose da parte dei prodotti impiegati nell'edilizia e nelle opere di ingegneria civile.
All'incontro, patrocinato dal Ministero austriaco per l'Agricoltura, l'Ambiente e le Risorse Forestali e Idriche e dal Ministero austriaco del Lavoro e degli Affari economici, hanno portato il loro contributo autorevoli rappresentanti del mondo politico (Commissione Europea, Stati Membri), degli organismi di normazione, del mondo industriale (produttori, progettisti).
Nel suo intervento, Mr Vicente Leoz-Arguelles (Capo dell'Unità Costruzioni della Commissione Europea) ha richiamato l'attenzione sulle responsabilità del ritardo nell'implementazione della direttiva Prodotti da costruzione (CPD), principalmente imputabili agli Stati Membri, i quali, nel sostenere ad oltranza i propri regolamenti nazionali, costituiscono di fatto una barriera all'armonizzazione del quadro normativo di riferimento europeo.
Al fine di assicurare un'accezione comune del problema del rilascio di sostanze pericolose dai prodotti da costruzione, la Commissione Europea ha recentemente predisposto la Guidance Paper H, di indirizzo nell'elaborazione delle norme armonizzate nell'ambito della CPD. Ma questa armonizzazione tecnica non sarà sufficiente se non sarà accompagnata da una volontà politica degli Stati Membri di sviluppare anche un'armonizzazione delle politiche a livello europeo.
È stata riconosciuta la validità della decisione del Bureau Tecnique del CEN sulla trattazione degli aspetti legati al possibile rilascio di sostanze pericolose da parte dei prodotti da costruzione a partire dalla seconda generazione di norme armonizzate, limitandosi, per quelle di prima generazione, al richiamo dei regolamenti nazionali in vigore nei vari paesi. A tale riguardo è stata espressa la necessità di avere, da parte della Commissione europea, un elenco dettagliato per ciascun paese dei suddetti regolamenti, al fine di agevolare l'utilizzo delle norme armonizzate da parte degli operatori del settore, in particolare le piccole e medie imprese.
Sono emersi in modo piuttosto evidente i diversi approcci alla tematica tra i produttori di materiali da costruzione (favorevoli ad una deregolamentazione in materia, limitandosi comunque a considerare il rischio potenziale di rilascio di sostanze pericolose) ed alcuni legislatori (favorevoli ad una sovraregolamentazione, addirittura aldilà degli ambiti applicativi della direttiva Prodotti da costruzione, estendendo la questione anche alla semplice presenza di sostanze pericolose nei prodotti, indipendentemente dal potenziale rischio di rilascio).
Operativamente si è concordato su un approccio orizzontale che consenta di includere gli aspetti legati alle sostanze pericolose ed alle radiazioni ionizzanti nella prossima generazione di norme armonizzate per la direttiva Prodotti da costruzione, attraverso la creazione di un nuovo TC avente il compito di elaborare i metodi di prova a cui faranno riferimento le norme di prodotto elaborate dai diversi TCs.
Periodo transitorio
A differenza di altre direttive del "nuovo approccio", la CPD non ha un esplicito e datato periodo di transizione durante il quale i produttori possono scegliere se rispondere alla direttiva o ai regolamenti nazionali. L'articolo 6(2) della direttiva stabilisce:
"Gli Stati Membri consentono, tuttavia, che i prodotti non contemplati dall'articolo 4(2) siano immessi sul mercato nel proprio territorio, se soddisfano prescrizioni nazionali conformi al trattato, fintantochè le specificazioni tecniche europee di cui ai capitoli II e III dispongano diversamente. ....".
L'interpretazione di tale articolo è che ciascuna specifica tecnica europea indicherà il periodo di coesistenza per i prodotti rientranti nel proprio scopo. Consegue anche dall'articolo 6(2) che, una volta concluso tale periodo di coesistenza per una data specifica tecnica, gli Stati Membri non possono più consentire ai prodotti, che soddisfano solamente i pre-esistenti regolamenti nazionali, di essere immessi sul mercato comunitario. Tutti i prodotti rientranti nello scopo di una specifica tecnica europea devono pertanto soddisfare le prescrizioni della CPD.
I mandati nell'ambito della CPD stabiliscono che i membri del CEN (cioè gli enti nazionali di unificazione) pubblicheranno le norme che recepiscono le norme europee armonizzate entro un massimo di 6 mesi dall'esito positivo della procedura di voto. Le norme nazionali sullo stesso argomento potranno restare in vigore fino alla data concordata tra CEN e Commissione Europea.
Il CEN Management Centre ha organizzato un incontro con la Commissione Europea per discutere il tema "Data di ritiro delle norme nazionali contrastanti (DOW) da applicare a tutte le norme candidate a diventare norme armonizzate nell'ambito della CPD". La proposta della Commissione è stata quella di avere una DOW pari a 21 mesi dalla data di disponibilità della norma da parte del CEN (DAV), applicabile a tutte le norme di prodotto candidate armonizzate, salvo diversa indicazione da parte della Commissione Europea.
A seguito di tale incontro, il Bureau Technique del CEN ha stabilito che a tutte le norme di prodotto candidate armonizzate sottoposte alla procedura di voto formale sarà assegnata una DOW secondo quanto previsto dalla risoluzione BT C 149/2000. È prevista un'estensione o un'abbreviazione di tale periodo per casi particolari e dovutamente giustificati segnalati dai CEN/TCs. In tal caso sarà necessario avere il benestare dal Comitato Permanente sulla CPD della Commissione Europea.
Settore Costruzioni del CEN
Stato dei lavori delle norme candidate armonizzate
Direttiva 89/106/CEE sui prodotti da costruzione
Mandati per le norme europee armonizzate
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