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Qualità nel settore cosmetico

Nell'economia nazionale, il settore cosmetico - composto dai produttori e dai commercializzatori italiani di prodotti cosmetici - riveste un ruolo decisamente rilevante; chiude infatti il 2000 con 14.366 miliardi di fatturato con un aumento medio delle vendite del 4% ma con punte di oltre il 14% in taluni canali, con un "surplus" dell'export rispetto all'import di oltre 500 miliardi.
Si tratta di un comparto industriale affollato, disomogeneo, decisamente competitivo e molto orientato verso i mercati esteri, dove il "Made in Italy" cosmetico è apprezzato e vincente: in Italia operano oltre 500 aziende (dati Unipro) ma è certo che esiste pure una quota numericamente rilevante anche fuori dal circuito confindustriale.
La disomogeneità riguarda diversi aspetti aziendali, a partire dalle dimensioni, che indicano come l'80% delle organizzazioni sia composto da meno di 30 persone.
Il Comitato Nazionale Piccole Medie Imprese conta infatti oltre 400 aziende operanti nel settore. Affiancate a primarie imprese multinazionali e nazionali, con organizzazioni e sistemi di gestione all'avanguardia, si trovano piccole realtà che più si avvicinano al mondo artigianale che a quello industriale vero e proprio, chiamate però anch'esse a rispettare i molti requisiti legislativi particolarmente esigenti che regolamentano il settore e a competere in un mercato ormai globale.
Il 60% delle aziende è costituito da realtà che si occupano esclusivamente di commercializzazione di prodotti cosmetici, mentre il rimanente 40% gestisce anche i processi correlati alla realizzazione del prodotto.
Molte di queste aziende - circa il 30% - attuano un'attività di produzione in conto terzi (terzisti), non producendo quindi, o solo marginalmente, prodotti cosmetici con proprio marchio.
Premesso questo, non è difficile comprendere come, alla fine dell'anno 2000, solo circa 50 aziende (10% sulle aziende totali) abbiano ottenuto la certificazione del proprio sistema qualità, discostandosi da altri settori che in modo più massiccio e previdente hanno aderito volontariamente alle norme della serie ISO 9000.
Le prime aziende a certificarsi non sono state però le grandi imprese, che già avevano sistemi interni formalizzati, spesso condivisi a livello internazionale. Sono state invece alcune medie e piccole aziende che producevano prodotti cosmetici in conto terzi, di cui spesso curavano anche la progettazione, sollecitate da clienti - o potenziali clienti - particolarmente esigenti in materia di qualità (importanti distributori inglesi e francesi di prodotti cosmetici a proprio marchio e grossi gruppi nazionali ed internazionali del settore).
Le grandi imprese si sono certificate successivamente, spesso seguendo una decisione politica del gruppo di appartenenza e prevalentemente per migliorare la propria immagine verso l'esterno, piuttosto che per intervenire in un sistema già consolidato.
Nell'ultimo periodo c'è però stato un significativo recupero che lascia sperare in una convinta, anche se ritardata, intenzione di avvicinarsi ai principi della qualità per avvalersi dei vantaggi competitivi che potrebbero derivarne.
Del resto, a conforto del valore dell'investimento, le imprese che hanno aderito con convinzione alla norma, sebbene non immuni da errori, dimostrano di possedere una migliore organizzazione e capacità di controllo che le porta ad una generale maggiore redditività.
L'Associazione Industriale del Comparto Cosmetico, Unipro, si sta impegnando molto per promuovere e sensibilizzare i suoi associati a seguire i modelli di gestione per la qualità proposti dalla serie di norme ISO 9000, soprattutto nell'edizione del 2000, affidando il compito operativo al Consorzio RTC (Ricerche e Tecnologie Cosmetologiche).
Proprio recentemente, per testimoniare agli associati il proprio pensiero sulla qualità, Unipro ha deciso di avviare un progetto che le permetterà di certificare il proprio sistema di gestione per la qualità.
Per supportare costantemente le imprese del settore cosmetico nel miglioramento culturale necessario, da quasi dieci anni, RTC organizza annualmente per gli associati corsi sui principali temi della qualità e realizza visite ai siti produttivi delle aziende che lo desiderino per aiutarle concretamente a migliorare la propria affidabilità e la propria efficienza interna.
Inoltre, per offrire un'interpretazione della norma generale UNI EN ISO 9001 specifica per il settore cosmetico, nel marzo 2000, RTC, in collaborazione con l'Istituto di certificazione certiquality, ha pubblicato le "LINEE GUIDA SISTEMI QUALITÀ PER L'INDUSTRIA COSMETICA". L'esigenza di un orientamento più peculiare era emersa proprio dagli operatori cosmetici che, trovandosi ad attuare sistemi qualità, avevano individuato alcune peculiarità del settore che richiedono approcci particolari.

La domanda da farsi è:
Quali vantaggi deriverebbero alle imprese del settore cosmetico dalla definizione e applicazione di un sistema di gestione per la qualità e dalla sua certificazione?
I vantaggi appaiono numerosi e sono sia di ordine interno (maggior efficacia ed efficienza dei processi aziendali, miglioramento della atmosfera aziendale) che esterno (competitività, affidabilità nei confronti dei clienti, immagine). L'industria cosmetica, spesso legata alla moda ed alle mode, ha una necessità di rapide innovazioni superiore ai settori affini farmaceutico, chimico e alimentare; questa specificità riveste un'importanza strategica per il successo e la competitività. Se questa caratteristica pare richiedere la massima "libertà" in fase di innovazione, che male sembrerebbe coniugarsi con i passaggi rigorosi e sistematici indicati dalla norma, in realtà impegna chi si occupa di progettazione a non perdere tempo prezioso, a capitalizzare ogni prova, a definire chiaramente gli obiettivi da raggiungere e le responsabilità delle diverse fasi, a coinvolgere con il necessario anticipo i reparti a valle, perchè possano offrire il loro contributo di esperienza in fase iniziale e attrezzarsi per assicurare uno start up produttivo che dia l'output voluto, senza necessità di rilavorazioni estemporanee successive.

Sembra indispensabile, per il settore cosmetico, possedere un processo di progettazione estremamente lineare, chiaro ed efficiente; esattamente quanto indicato nella norma ISO 9001 che, se ben compreso e specificamente attuato, al costo di qualche registrazione, riduce le probabilità di insuccesso di molti progetti e velocizza l'immissione delle novità sul mercato.
Il settore cosmetico è composto per il 25-30% da terzisti che, pur operando con modalità diverse - dal full service al conto lavorazione - si trovano a gestire rapporti complessi, non completamente formalizzati, talvolta in un ruolo subalterno nei confronti del cliente. Per le responsabilità, queste vengono chiaramente definite tra l'azienda che produce (fornitore) ed il suo cliente (committente), in fase di offerta, contratto e ordine; sono indispensabili se si vuole instaurare un rapporto di rispetto professionale reciproco con vantaggi a medio-lungo termine da ambo le parti. Un efficace "riesame del contratto", così come previsto dalla norma, chiarisce ciò che il cliente si aspetta, in termini di requisiti di prodotto e di servizio, e su ciò che l'azienda terzista si impegna a fornire. Operare in conformità alla norma permette all'azienda terzista di realizzare una programmazione più efficace ed efficiente del processo produttivo, di pianificare le attività di controllo necessarie e di rispettare, con maggior facilità, i tempi di consegna.

Il definire preventivamente tutti i requisiti contrattuali permette al terzista di realizzare un'analisi completa dei processi necessari per garantire la completa soddisfazione del cliente e dei costi relativi, rendendo visibili eventuali servizi "occulti"; per l'azienda cliente il vantaggio è quello di definire chiaramente responsabilità interne ed esterne e le caratteristiche complete di quanto è stato ordinato, senza costi aggiuntivi e senza sorprese, non infrequenti nel settore.
Il settore cosmetico italiano, come detto, appare affollato e decisamente disomogeneo, con primarie organizzazioni che si affiancano ancora a realtà in via di sviluppo. Distinguersi per cultura e approccio sistemico è uno dei modi per competere efficacemente nel mercato globale in cui operiamo. Esiste la necessità di rispondere velocemente alle nuove opportunità, ma occorre farlo in modo sistematico, organizzato ed affidabile. Per questo, le aziende che operano nel settore cosmetico, ancora più di altre, devono creare organizzazioni e processi ben definiti, coerenti, dove tutto il personale sia coinvolto e possa contribuire al raggiungimento degli obiettivi. L'approccio globale proposto dalla norma è certo un modello adeguato e realizzabile con uno sforzo agevolmente sostenibile.

Carla Silvana Cattoi
Consulente Aziendale Sistemi di Qualità - Coordinatrice Qualità RTC ed ispettore Certiquality

Luciano Privitera
Direttore RTC Ricerche e Tecnologie Cosmetologiche:
Consorzio misto (Università-Industria) tecnico-operativo di Unipro
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Quality in the cosmetics sector
The national cosmetics sector, mainly made up of small and medium enterprises, is definitely following the way to quality, boosted in this attempt by the Trade Association, UNIPRO. This cannot but offer great advantages, both internally and towards the external market, and contribute to the improvement if its image, which is, however, already good.

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