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IL VERO VANTAGGIO PER LE IMPRESE?
RIUSCIRE A STABILIRE LE "REGOLE DEL GIOCO"

C'è un aspetto della ricerca realizzata dal DIN che mi preme sottolineare: e cioè che il 75% delle oltre 4.000 imprese interpellate partecipa all'attività di normazione internazionale, rispettivamente, del DIN tedesco, dell'ON austriaco e del SNV svizzero. Di queste, è sempre la ricerca a dirlo, il 52% ha affermato di essere in grado di esercitare una grande o molto grande influenza sulla sostanza intrinseca delle norme tecniche; il 46% di poter prevenire l'immissione di contenuti non desiderati e il 48% di riuscire a far includere i contenuti desiderati. Se si aggiunge a questi dati il fatto che il 62% delle imprese interpellate ha dichiarato che l'armonizzazione delle norme tecniche europee e internazionali semplifica gli accordi contrattuali e riduce i costi commerciali e il 54% che l'armonizzazione favorisce l'abbattimento delle barriere doganali, comprendiamo meglio come per tutti gli imprenditori, compresi i piccoli e i medi, sia sempre più importante partecipare direttamente alla formulazione delle "regole del gioco". È da precisare subito che, se fino a ieri poteva essere comprensibile l'atteggiamento di titolari di imprese di medie e piccole dimensioni che non prendevano parte attiva alla normazione anche per settori di loro competenza perché "non potevano permettersi il lusso" di "distrarre" i loro tecnici dall'operatività quotidiana in azienda per impegnarli in trasferte, magari lunghe e faticose, per poter partecipare alle riunioni delle commissioni di studio", oggi non è più così. Grazie alla ormai quasi totale informatizzazione dei nostri servizi, è possibile partecipare alle riunioni delle commissioni di studio e, quindi, far valere il proprio parere standosene comodamente seduti in ufficio. Ricordiamo che nelle fasi di voto i membri delle commissioni hanno, democraticamente, lo stesso valore, a prescindere dalla maggiore o minore dimensione dell'azienda che rappresentano.

Vale forse la pena ricordare che tutte le norme nazionali, europee e internazionali, sono sempre volontarie. A stabilire le così dette "regole del gioco", insomma, sono gli stessi operatori, che vedono, appunto, nella normazione, la reale razionalizzazione e, quindi, semplificazione, dello scambio dei loro prodotti e della fornitura dei loro servizi. A livello internazionale capita poi, con sempre maggiore frequenza, che certe norme tecniche vengano adottate dai singoli governi come "norme cogenti". In Italia è abbastanza recente, per esempio, il caso della "legge Merloni" che, per quanto riguarda gli appalti edilizi, impone che le aziende che vogliono partecipare alla assegnazione dei lavori devono essere "certificate". Ecco quindi come un atto che è e resta "volontario" (la certificazione) diventa, di fatto, una norma cogente dello stato.

Da parte nostra c'è, al momento, un rammarico: ad un secolo esatto dalla sua nascita, la "cultura della normazione e della qualità", purtroppo, è ancora scarsamente diffusa. In Italia i soci dell'UNI sono solo 7 mila (anche se il loro numero tende a crescere) e in Inghilterra, la culla mondiale della normazione, i soci sono 19 mila (e qui, addirittura, il numero diminuisce anno dopo anno).

Marcello Colitti
Presidente UNI
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