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I sistemi di gestione ambientale approdano anche nei parchi naturali

Le rinomate e attrezzatissime località turistiche italiane, al mare o in montagna, sono mete molto ambite da turisti provenienti un po' da tutto il mondo.
Negli ultimi anni però le tendenze stanno cambiando, tanto che non sempre o non necessariamente si cerca il comfort delle località più conosciute, ma ci si orienta sempre più anche verso quelle località che possono conciliare l'esigenza di una vacanza rilassante con quella di vivere a contatto con la natura ed in un ambiente il più possibile incontaminato. Da qui, ad esempio, la crescita del numero di società di agriturismo attrezzate per dare risposte concrete a tali esigenze.
Da qui anche le nuove tendenze degli albergatori italiani, che si avvicinano a modelli di turismo eco-compatibile e di sviluppo più rispettoso dell'ambiente, visto finalmente come risorsa e come occasione di sviluppo e non più solo come ostacolo ad un progresso sfrenato. Meta ambita da molti sono anche le nostre aree protette, territori in cui la tutela e la conservazione dell'ambiente naturale e la sostenibilità delle attività produttive costituiscono il fine principale delle organizzazioni responsabili della loro gestione.
Oggi in Italia le aree protette sono più di 800, ed altre ne stanno nascendo grazie anche alla spinta dell'opinione pubblica e delle associazioni ambientaliste. Tra esse si contano una ventina di parchi nazionali, come quelli d'Abruzzo, del Circeo o del Gran Paradiso, più di 130 parchi regionali ed un gran numero di riserve naturali e di altre aree protette di dimensioni minori.
Sono notevoli le differenze non soltanto nelle dimensioni, ma anche nella tipologia del territorio protetto: dai parchi montani della Majella, del Gran Sasso o delle Dolomiti, ai parchi fluviali come quelli del bacino del Po, a quelli marini dell'Arcipelago Toscano o della Maddalena, senza dimenticare i parchi archeologici o quelli suburbani. Purtroppo però i rapporti dei parchi con le popolazioni locali, con le amministrazioni pubbliche e con le aziende dislocate su territorio, non sempre sono improntati alla reciproca accettazione.
Incomprensioni e diffidenze, difficoltà di relazione, differenze di vedute spesso minano la stessa convivenza tra le diverse entità. Inoltre gli enti parco, o più in generale le organizzazioni che gestiscono questi territori, sono spesso sottodimensionati e non sempre riescono a rispondere prontamente a tutte le esigenze ed ai problemi che si trovano ad affrontare.
Per la tutela ed il benessere dei territori protetti sarebbe invece opportuno che essi disponessero non soltanto delle risorse finanziarie ed umane necessarie a svolgere correttamente il loro compito, ma si dotassero di una struttura organizzativa agile, funzionale, in grado di rispondere con prontezza alle emergenze ed in grado di diffondere e far conoscere all'esterno i vantaggi che una cultura ed un approccio più sostenibili potrebbero portare alle attività di un territorio ricco dal punto di vista naturalistico.
Strumenti quali i sistemi di gestione ambientale definiti dalle norme ISO 14000 e dal regolamento europeo EMAS (ma anche gli strumenti per la gestione ambientale dei prodotti, quali la metodologia di valutazione del ciclo di vita - LCA - dei prodotti e le norme sull'etichettatura ambientale o il regolamento europeo Ecolabel), che si stanno diffondendo tra le aziende produttive e che negli ultimi anni si sono estesi anche alle società di servizi ed alle amministrazioni pubbliche, potrebbero contribuire allo sviluppo ed alla crescita delle aree protette italiane garantendo una gestione più sostenibile del territorio ed il relativo miglioramento della qualità ambientale.
Questo è il motivo di fondo che ha spinto il Ministero dell'Ambiente a commissionare all'ENEA (*1) l'applicazione sperimentale dei sistemi di gestione ambientale in ambiti territoriali protetti; questo il motivo per cui l'ENEA, alla luce dei primi risultati ottenuti, ha proposto all'UNI e al SINCERT di mettere in piedi il sistema di accreditamento e certificazione che consenta alle organizzazioni che gestiscono i parchi di giungere ad una certificazione ad-hoc.
Per far questo l'UNI ha in pubblicazione un manuale pratico contenente le linee guida per la migliore applicazione, alla realtà delle aree protette, dei requisiti dei sistemi di gestione ambientale, già definiti dalla norma ISO 14001 ed applicabili a qualsiasi organizzazione. Il manuale è il risultato del lavoro e della collaborazione dei tre soggetti citati (UNI, ENEA, SINCERT) con i rappresentanti di alcuni parchi, del mondo della consulenza, di organismi di certificazione, di aziende operanti in territori protetti, di associazioni ambientaliste, e potrà essere dunque il vademecum sia per chi voglia certificare che per chi voglia essere certificato. La diffusione e la corretta applicazione dei requisiti della ISO 14001 in ambiti territoriali complessi ha però bisogno ancora di grande collaborazione tra tutti i soggetti interessati. Certificare il sistema di gestione di un ente parco valutando soltanto la gestione delle attività proprie dell'ente ed i relativi aspetti ed impatti ambientali, senza considerare aspetti ed impatti di tutto il territorio protetto, sarebbe un approccio assolutamente privo di senso, oltre che un'interpretazione scorretta della norma stessa.
La norma prevede, infatti, di tener conto degli aspetti ambientali indiretti di un'organizzazione - oggi se ne parla molto soprattutto in funzione del nuovo EMAS - ma quali aspetti indiretti possono essere ritenuti più significativi per un parco se non quelli legati ad una corretta gestione e coordinamento delle attività presenti sul territorio protetto, anche se non di diretta responsabilità dell'ente parco? Sulla base di queste considerazioni il gruppo di lavoro ha ritenuto opportuno definire un "modello interpretativo" della norma in questo contesto, sperando così di evitare interpretazioni diversificate che porterebbero soltanto confusione in un settore già minato da tante difficoltà. E' per questo motivo che il valore aggiunto del modello è stato volutamente incentrato su un processo di qualifica, da parte del parco, dei soggetti presenti sul territorio e che, per le attività che svolgono, possono essere considerati per il parco alla stregua di fornitori per un'azienda produttiva; essi possono dunque essere definiti fornitori di qualità ambientale, considerando la qualità dell'ambiente come la "materia prima" su cui l'ente parco si trova a lavorare. Supportate dal fatto che la legge quadro per le aree protette (L. 394/91) prevede la concessione di un marchio del parco a quei soggetti di sicura affidabilità ambientale operanti sul territorio, le linee guida propongono che i soggetti qualificati dal parco possano appunto ricevere tale marchio come riconoscimento del loro impegno nei confronti del sistema di gestione ambientale dell'area. Questo potrebbe portare nel tempo anche ad incentivare maggiormente tali soggetti ad intraprendere un proprio processo di certificazione ambientale. Ma al di là dell'importanza e della validità del modello di riferimento proposto per uniformare possibili differenti interpretazioni, ciò che più conta, alla luce delle difficoltà e della debolezza strutturale delle aree protette, è che il sistema di gestione ambientale deve essere uno strumento agile che permetta di ottenere miglioramenti concreti nella stessa attività gestionale dell'organizzazione e, di conseguenza, in termini qualitativi dal punto di vista ambientale.
Il tentativo delle linee guida, che speriamo riuscito (ma lo vedremo soltanto dopo le prime applicazioni), è quindi quello di introdurre la cultura della qualità (ambientale) in aree attualmente estranee al mondo ISO 9000 - ISO 14000, ma con un approccio che sia il più possibile "globale", ovvero che guardi realmente alle problematiche ambientali del territorio e che sia, parimenti, il meno possibile "burocratico". E' infatti indispensabile che si tenda a verificare concretamente lo stato di salute del territorio nella sua globalità ed il relativo impegno di tutti a migliorarlo, evitando d'altra parte un mero controllo di procedure e di istruzioni, di bolli e di firme, magari finalizzando il tutto soltanto all'utilizzo di sterili checklist. Questo vuole essere dunque un appello sincero a tutti gli operatori del settore; lo sviluppo ed il miglioramento della qualità dei territori protetti italiani e la contemporanea diffusione degli strumenti di gestione ambientale, che a tutti i livelli (industria, servizi, ambiti territoriali, ecc.) potrebbero apportare una cultura ambientale diversa improntata allo sviluppo sostenibile ed all'utilizzo intelligente delle risorse, dipende soprattutto dal tipo di approccio di consulenti, verificatori e certificatori rispetto alla flessibilità del sistema, oltre che dalla convinzione e dall'impegno delle organizzazioni che gestiscono i parchi.

(*1) Vedere http://qualitypark.casaccia.enea.it/

Punti principali del modello interpretativo della UNI EN ISO 14001 nelle aree protette

I parchi nazionali e regionali d'Italia


Stefano Sibilio
Funzionario tecnico UNI
Gruppo di lavoro UNI-ENEA-SINCERT "Aree protette"
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The implementation of Environmental Management Systems in natural protected areas
Nowadays, in Italy there are more than 800 natural protected areas: parks and reserves especially dedicated to the protection and maintenance of biological diversity and of natural and cultural resources, and managed through legal or other effective means.
In cooperation with the representatives of different interested parties such as parks, consultants, certification bodies, enterprises located in protected areas, NGO's and others, ENEA, SINCERT and UNI have developed a model for the application of ISO 14001 EMS requirements to the bodies responsible for the management of these areas. In this model, in order to ensure good environmental quality, the importance of the indirect environmental aspects is underlined by a process of qualification of the involved parties.

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