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Gli aspetti economici della normazione

Come gran parte degli enti di normazione nazionali di tutto il mondo, il British Standards Institution (BSI) opera in stretta collaborazione con il Governo e ne viene in parte finanziato. Il partner di questa collaborazione è lo Standards and Technical Regulations Directorate (STRD) del Ministero del Commercio e dell'Industria inglese (DTI).

BSI e DTI sanno che l'attività normativa, sebbene sia volontaria, è guardata con grande interesse dalla pubblica amministrazione. Il programma di fondi governativi a supporto delle attività del BSI viene gestito dallo STRD secondo due direttive principali:

  • innanzitutto, come supporto finanziario diretto legato a servizi specifici, incluso un programma di lavoro prioritario elaborato dai membri dei comitati tecnici BSI, responsabili dello studio dei progetti di norma;
  • o in secondo luogo, sotto forma di schemi di assistenza rivolta a tutti gli addetti al lavoro di elaborazione delle norme.
Il Vice Ministro per il Commercio e l'Industria ha subordinato l'approvazione dello stanziamento dei fondi destinati alla normazione per il 2000-2001 ai risultati di uno studio sui vantaggi economici della normazione che dedichi particolare attenzione al supporto finanziario del Governo a tale processo. L'incarico di condurre questo studio, che si apre con una panoramica della letteratura già disponibile in questo settore, è stato affidato al professor Peter Swann, della Manchester Business School.

Di seguito riportiamo una sintesi della ricerca. Il testo completo è disponibile su Internet al seguente indirizzo: http://www.uni.com/unione/norma.shtml

Per gentile concessione BSI.



Nella stesura di questa relazione, due erano le domande di carattere generale alle quali dovevo rispondere. Innanzitutto: "come può la normazione essere vantaggiosa per l'economia?" Secondo: "cosa può fare il Governo per incrementare i vantaggi economici derivanti dalla normazione?"

Sarebbe sufficiente concentrarsi esclusivamente sul primo quesito e l'eccellente studio condotto recentemente dal DIN assolve proprio a questo compito. I risultati dello studio DIN e la rimanente letteratura esaminata nel capitolo 1 dello studio dimostrano che la normazione è vantaggiosa per le aziende e per l'economia in generale, tuttavia rimane aperta la questione "perché è necessaria la partecipazione del Governo?" Questa relazione, dunque, si concentra fondamentalmente sulla seconda domanda. L'obiettivo finale non è convincere le aziende a investire nella normazione (visto che molte già lo fanno), ma piuttosto esaminare se e perché il Governo debba essere coinvolto nel processo di normazione.

La letteratura disponibile sulla normazione pubblicata da tecnici, accademici, professionisti e politici è vasta e complessa. In questa sede, si è ritenuto opportuno fornire una panoramica attraverso una semplice mappa del processo di normazione, cominciando dai micro-processi che avvengono sui mercati e in seno alle istituzioni responsabili della normazione e passando poi agli effetti delle norme a livello macroeconomico. Tutti i contributi della letteratura possono essere collocati in questa mappa.

Tradizionalmente, la motivazione economica del coinvolgimento del Governo nel processo di normazione, valida anche per tanti altri settori di attività del Governo, sta nella possibilità di un "fallimento del mercato" e nei vantaggi delle norme per la società. Lasciato ai suoi soli mezzi, il mercato produce una attività di normazione o troppo limitata o eccessiva oppure inadatta. Gran parte delle teorie economiche si sono concentrate sull'analisi delle possibilità di "fallimento" da parte del mercato nei settori in cui le norme rivestono una certa importanza, nonché sul ruolo delle iniziative pubbliche di normazione.

È stato tuttavia riconosciuto che, mentre la possibilità di fallimento delle capacità del mercato può costituire una condizione necessaria per giustificare il coinvolgimento del Governo, essa non è però una condizione sufficiente. Un'altra condizione necessaria è la capacità del Governo di migliorare le cose. In realtà, in alcuni ambienti sono stati sollevati dubbi in proposito, in quanto molti produttori ritengono che gli enti pubblici responsabili della normazione siano "troppo lenti" per far fronte alle esigenze dei produttori. A volte, questa inerzia impedisce ai produttori competitivi di partecipare al processo istituzionale: ecco perché essi formano consorzi che emanano specifiche tecniche che prendono il nome di "norme de facto" o, in alcuni casi, decidono di lanciarsi in un'accanita concorrenza di mercato con soluzioni proprietarie in competizione. Di conseguenza, alcune aziende di primaria importanza si stanno ritirando dagli enti nazionali preposti alla normazione. Una delle alternative, quindi, è un approccio alla definizione di norme maggiormente orientato al mercato, con minore interferenza da parte del Governo. Si ritiene che soltanto così sarà possibile produrre tempestivamente norme in linea con le esigenze del mercato.

Questo rapporto si propone, tra l'altro, un'analisi critica dell'argomentazione relativa ai "fallimenti" del mercato, del problema dell'inerzia e della visione alternativa relativa all'approccio orientato al mercato. Le conclusioni di questa analisi possono essere riassunte in 12 punti principali.

 
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