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Scienza, normazione e qualità

I concetti di unificazione e di normazione scaturiscono da necessità che nell’uomo si manifestano in momenti particolari. Si cerca di “unificare” quando è necessario adottare semplificazioni; quando cioè, senza di queste, si sarebbe portati, dalle stesse attività umane, a complicazioni e a confusioni che ben presto porterebbero alla paralisi delle attività stesse. Si tende invece a “normare” allorché ci si accorge che è necessario regolamentare in qualche modo la produzione e ciò che se ne ricava.

La rivoluzione industriale, iniziata in Gran Bretagna verso la metà del secolo XVIII, insieme all’organizzazione scientifica del lavoro e alla razionalizzazione della mano d’opera, hanno portato ad un progresso quantitativo e cioè alla produzione di grandi quantità di beni in un tempo relativamente breve.
Ma, soprattutto a partire dalla metà del secolo XIX e con un ritmo inarrestabile, si è verificato un progresso qualitativo: ciò a motivo dei sempre più numerosi risultati conseguiti dai cultori della fisica e della chimica, con riflessi sempre più evidenti sui risultati delle discipline biologiche e geo-mineralogiche e in generale di tutte le scienze da esse derivate. Si è indagato nell’intimo della materia, studiandone il comportamento nei confronti delle varie forme di energia, in particolare sulla base del principio secondo il quale la natura del legame che tiene uniti gli atomi per formare le molecole è responsabile di tutte le proprietà fisiche e chimiche della materia.
E ciò ha consentito di:

  • prevedere il comportamento di una materia nei confronti delle sollecitazioni energetiche che essa subisce nel corso della sua utilizzazione;
  • intervenire nella materia eliminandone i componenti dannosi ai fini di un determinato impiego ed in certi casi aggiungendo componenti vantaggiosi ai fini del rendimento e/o della durata.

E si deve riflettere sul fatto che le caratteristiche di una materia possono variare sensibilmente per la presenza di componenti in quantità estremamente esigue: parti per milione e, in certi casi, parti per miliardo. Le moderne strumentazioni chimico-analitiche sono in grado non solo di evidenziarne la presenza, ma di valutarne le concentrazioni con esattezza.
Hanno fatto così la loro comparsa, e sono in pieno sviluppo, la scienza dell’alimentazione, la scienza dei materiali e la scienza dei farmaci (a quest’ultima può essere in qualche modo associata anche la cosmetologia).
Sulla base delle indagini intime effettuabili sulla materia, nonché del progresso quali-quantitativo dei mezzi di produzione, abbiamo assistito – specie in questi ultimi anni – ad una moltiplicazione di ciò che viene prodotto. Ed è da fissare l’attenzione sul lato qualitativo di questa moltiplicazione e cioè nell’ambito di una stessa famiglia di prodotti.

Uno dei primi cultori di scienza dei materiali ha suggerito la seguente esercitazione: l’acciaio ha molteplici applicazioni. Quali sono le caratteristiche che si richiedono all’acciaio per i vari impieghi verso i quali esso può essere indirizzato? (dalle lame per rasoio alle pentole da cucina, a certi componenti delle locomotive e delle vetture ferroviarie e tanti altri…). Una analoga esercitazione è proponibile per i materiali plastici; quali sono le caratteristiche che essi devono avere per: a) sacchetti per la spesa; b) montature per occhiali; c) componenti elettrici; d) articoli per la casa; e) tubazioni per condotte forzate; f) rivestimenti di superfici di mobili; g) tettucci per velivoli?
Analoghe considerazioni sono divenute obbligatorie per ciascuna delle altre classi di materiali (vetri, ceramiche, legno…), nonché per i diversi prodotti vernicianti, per gli adesivi, per i tessili, per i detersivi....
Più approfondite trattazioni meritano i prodotti alimentari, molti dei quali arrivano sulle nostre mense dopo lavorazioni e mezzi di conservazione diversi e complessi.

Nella norma UNI EN ISO 9000:2000 è possibile trovare una chiara definizione della qualità: “grado in cui un insieme di caratteristiche intrinseche soddisfa i requisiti”. La valutazione della qualità di un bene, e conseguentemente dei suoi requisiti in funzione del soddisfacimento di un’esigenza, non può avvenire se non attraverso un giudizio oggettivo. E da ciò deriva un’altra fondamentale considerazione: non si può e non si deve dare un giudizio se non si è in possesso di una completa conoscenza dell’oggetto del giudizio stesso. E tale conoscenza non può essere acquisita se non attraverso l’approfondimento di tutto ciò che riguarda l’oggetto stesso, tenendo conto non del suo aspetto esteriore, ma della sua natura e struttura intima. La chimica, la fisica, la biologia, la geo-mineralogia e tutte le scienze da esse derivate costituiscono il bagaglio indispensabile per tale conoscenza. E i progressi di queste scienze sono continui, per cui è necessario tenere dietro ai loro frequenti aggiornamenti.

Una volta penetrati nell’intimo di queste conoscenze ci si deve porre la seguente domanda: a che cosa serve? Questa, che sembra banale, in realtà sottintende una serie di altre domande: nel corso della sua utilizzazione il bene da giudicare quali sollecitazioni energetiche subisce? Per quanto tempo? Quale è la sua resistenza a tali sollecitazioni? Una prima risposta può essere data dalla conoscenza del contenuto energetico proprio di ogni materia, e di esso va tenuto conto:

  • in fase di approntamento di quella materia, a partire da materie con contenuto energetico diverso;
  • in fase di lavorazione, e cioè quando si devono ottenere particolari forme e dimensioni;
  • in fase di esercizio, e cioè quando il materiale è continuativamente o saltuariamente sottoposto a varie forme di energia, che contribuiscono a modificarne il primitivo assetto molecolare.

Se dunque la qualità (intesa sulla base della definizione data) è legata ad un complesso di fenomeni, non vi è dubbio che essa possa essere oggetto di misure. Ne consegue che per ciascun bene la misura oggettiva della qualità è data dai risultati delle prove alle quali il bene deve essere sottoposto. Tutti sappiamo che i risultati delle prove devono essere ripetibili e riproducibili; e – da quanto detto – consegue una indispensabile serietà nella impostazione dei metodi di prova e nella preparazione di coloro che le prove stesse sono chiamati a mettere a punto e ad eseguire. In ambedue i casi occorre una solida formazione scientifica e tecnica, da coniugare con un continuo aggiornamento su ambedue gli aspetti, della scienza e della tecnologia appunto.

Un elementare senso di onestà richiederebbe che quanto richiesto dall’atto legislativo relativo alle “informazioni al consumatore” (Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana n.189 del 14 agosto 1998) sia contenuto in una scheda prodotto con tutte le indicazioni relative alle “qualità” del prodotto stesso, e non con una serie di aggettivi (che dicono tutto e non dicono niente). Più di ottanta anni fa, e cioè già all’inizio dell’era industriale, un docente di economia ha scritto: “Ogni progresso scientifico materiale richiede una proporzionata elevazione di moralità nelle classi produttrici” (G. Toniolo – Trattato di Economia Sociale, 2° volume – Firenze, 1922). Con l’esperienza attuale si può dire che la regolamentazione ed il controllo dei beni su basi rigorosamente scientifiche porta necessariamente a considerazioni etiche per arrivare al traguardo di una buona qualità della vita.

In occasione della sessione del “World Standards Day” del 14 ottobre 2001 è stato asserito: “E’ importante che gli esperti impegnati nella realizzazione delle norme considerino l’ambiente sullo stesso piano della qualità, della sicurezza e della salute”. Come si vede, e sempre a proposito della qualità della vita, un settore di vitale importanza viene ad aggiungersi ai già numerosi impegni degli esperti nelle regolamentazioni tecniche. E in questo caso, più che mai, è indispensabile una base scientifica: basterebbe – a questo proposito – approfondire quanto contenuto nelle oltre 400 pagine del libro “Introduzione alla chimica ambientale” di B. Rindone (Milano, 2000).

E’ con soddisfazione che possiamo constatare l’attenzione che a questi problemi ha recentemente dedicato la Società Italiana per il Progresso delle Scienze (SIPS), il cui scopo (dall’anno di fondazione: 1839!) è quello di “promuovere il progresso, la coordinazione e la diffusione delle scienze e delle loro applicazioni e di favorire i rapporti e la collaborazione fra i cultori di esse”. Sulla base di tali finalità essa ha organizzato un incontro multidisciplinare sui problemi qui presentati, ponendo l’accento sui rapporti scienza-normazione-qualità in un certo numero di temi scelti in settori diversi, tutti di grande attualità. Coloro che fossero interessati a quanto trattato possono trovare le relazioni sullo speciale n. 386 di “Scienza e Tecnica”, mensile di informazione della SIPS (viale dell’Università 11, 00185 Roma).



Elvio Cianetti
Esperto in normazione


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Science, standardization and quality

Science is basic in the standardization activity, because production and all that comes from this can be properly regulated only if what undergoes a ruling process is fully known.
A well-grounded scientific and technical basis is pivotal also in measuring quality as result of the tests each product is to be submitted to.
Bearing in mind that progress in each kind of science is continuous, standardization cannot but align with this never-ending updating.



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