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Classificazioni ambientali, innovazione e competitività

La crescita del numero di aziende che sceglie di certificare il proprio sistema di gestione ambientale (SGA) è un indizio positivo se si vuole analizzarne il più diretto e superficiale significato morale di maggiore attenzione del mondo economico/imprenditoriale verso un approccio responsabile alle problematiche ambientali. Molto meno diretto e immediato è invece il collegamento tra questa scelta e l’esplicarsi di un processo di organizzazione ed evoluzione della gestione del rischio, nel caso in esame rischio ambientale, nell’ambito delle funzioni strategiche e di controllo dell’azienda. A questo si aggiunge purtroppo l’ancora esigua proporzione delle imprese certificate sul totale nazionale.

Nell’area specifica del rischio ambientale la situazione corrente vede purtroppo la difficoltà a raggiungere un sistema standard ed efficace di misurazioni del rischio, con conseguente incremento dei costi aziendali in tutta una serie di attività fondamentali che in seguito verranno considerate. Per questo si dovrebbe salutare positivamente la logica di unificazione di processi e controlli che accomuna le certificazioni. Contemporaneamente però serve rifiutare quell’ottica riduttiva e managerialmente miope che vede nella certificazione un punto di arrivo piuttosto che un sostegno ad una strategia di più ampio respiro.

In modo sempre crescente, dall’introduzione nel 1979 della responsabilità per danni da impatto ambientale ed a seguito dell’evoluzione legislativa successiva, le società si sono infatti dovute rendere conto di come la gestione delle problematiche ambientali e dei rischi connessi sia componente critica della stabilità e della prosperità aziendale. Essa è infatti fondamentale per l'allocazione efficiente delle risorse aziendali e ne può essere chiaramente evidenziata l’utilità nell’ambito della gestione dei cinque elementi sotto elencati:

  1. costi e tempi di accesso ai mercati finanziari e di capitale;
  2. costi da assicurazione per responsabilità civile;
  3. controllo dei costi di sviluppo;
  4. innovazione e ottimizzazione di processi e prodotti;
  5. trasparenza dell’informazione al mercato.

Certificazioni ISO 14000 e Certificazioni EMAS (al dicembre 2002)

Come dunque un impianto coerente ed efficace di classificazione del rischio ambientale possa positivamente influire su ciascuno degli elementi elencati verrà ora brevemente esposto.
Innanzi tutto è necessario prendere atto di come esista un legame diretto tra grado di sviluppo di un sistema di gestione del rischio ed elaborazione di un sistema efficace di misurazione e indicizzazione dello stesso. La logica mira ad evidenziare come il livello di informazione generabile da un’accurata gestione dei rischi sia benefico a tutti i livelli dell’operatività aziendale. Vediamo dunque quali siano le principali componenti da analizzare nell’elaborazione di una classificazione per rischio ambientale e quali dunque gli attributi indispensabili alla sua robustezza.

Probabilità di accadimento
La probabilità che un impatto ambientale si verifichi è alla base delle successive valutazioni. E’ senza dubbio una delle valutazioni più difficili da raggiungere con accettabile accuratezza.

Progressività e determinabilità dell’impatto diretto
Ogni misurazione indice della vulnerabilità aziendale rispetto ad eventi futuri deve poter incorporare la dimensione temporale e la distribuzione dell’entità dell’impatto di tali eventi sull’orizzonte futuro. E’ dunque necessaria una determinazione, la più attendibile, della gradualità dell’impatto diretto (primo grado di causalità) possibile.

Progressività e determinabilità dell’impatto secondario (a caduta)
La prima operazione deve essere ripercorsa per determinare tutti i collegamenti laddove si possano individuare possibilità di impatti a caduta, ovvero di impatti secondari derivanti da una serie di eventi a catena.

Probabilità di danno o illecito
Se esiste un possibile impatto, è giusto determinare la configurabilità di un danno, ovvero quando l’impatto determini l’insorgere di un costo incrementale sui normali processi aziendali e si configuri come rischio. A questo livello l’azienda deve scegliere se seguire un atteggiamento di stretta legalità (evitare il configurarsi di responsabilità penali o civili) o di minimizzazione del rischio (minimizzare l’impatto sulla base di ulteriori considerazioni socio-economiche).

Determinabilità del valore economico-finanziario del danno
La possibilità di calcolare l’entità economico-finanziaria del danno diventa di grande importanza nel momento in cui ci si confronta con valori non più determinati dalla lettera di legge nell’ambito di sanzioni definite ma si è esposti a valutazioni di terze parti (responsabilità civile) o si cerca di calcolare l’efficacia della gestione ambientale sulla redditività d’azienda (nel caso di una strategia proattiva). Tale valore pesato per la probabilità di occorrenza determina la totale esposizione dell’azienda.

Relazionabilità al valore aziendale del processo/prodotto
E’ quindi importante non solo determinare una scala assoluta del rischio ma anche del peso che esso ha in relazione sia alla totale capacità di reddito dell’azienda che alla contribuzione dello specifico processo o prodotto coinvolto nell’analisi.
Veniamo dunque all’analisi dei potenziali benefici con riferimento ai cinque elementi prima individuati.

Costi e tempi di accesso ai mercati finanziari e di capitale
La possibilità di tracciare chiaramente il rischio ambientale di un’azienda contribuisce a determinare le condizioni ed i tempi di accesso della stessa sia ai mercati finanziari che a quelli di capitale. Da un lato infatti gli istituti creditizi si trovano a loro volta esposti ad un rischio di perdita dovuto o al deterioramento del credito o alla svalutazione delle garanzie, mentre dall’altro i capitali investiti potrebbero soffrire un’erosione considerevole a causa di flussi di cassa negativi ed improduttivi.
L’impatto di eventuali risarcimenti per danni a terzi o costi di recupero può infatti seriamente compromettere la liquidità aziendale e la sua capacità di produrre reddito, portando non di rado al fallimento delle strutture più deboli.
Ugualmente il determinarsi di considerevoli impatti ambientali può gravare un cespite e fortemente ridurne il valore di mercato e la conseguente protezione garantita al credito collegato.
Alcune banche in risposta si sono già mosse per definire propri metodi di classificazione ambientale, mentre le aziende più attente e con maggiore iniziativa rendono accessibili ai finanziatori report ambientali a volte nelle forme di veri e propri bilanci della contabilità ambientale. Ugualmente i mercati stessi stanno esplorando il funzionamento di una serie di indici collegati alla performance ambientale delle società. La necessità di prevedere tali costi potenziali tramite lo sviluppo e l’analisi di un panorama quanto mai variegato di classificazioni ed indici rende però più oneroso, incerto e lento il processo di valutazione, riducendo l’efficienza dei mercati stessi. Si può ben vedere come un sistema di norme potrebbe determinare una migliore capacità di valutazione degli investimenti su tutto lo spettro di mercato. Ciò migliorerebbe i rapporti tra aziende e mercati finanziari e di capitale e creerebbe un’uniformità di informazione da cui si trarrebbe solo beneficio.
Le imprese stesse potrebbero inoltre meglio riscontrare il differenziale competitivo determinato da un diverso grado di controllo dei rischi ambientali.
In più, in vista di una possibile introduzione del sistema della responsabilità oggettiva anche in Europa, gli istituti di credito avrebbero maggiore leva nel controllare ed influenzare politiche aziendali rischiose, così sottraendosi essi stessi ad azioni di rimborso.
Un ulteriore punto da osservare è che le imprese stesse incorrerebbero in costi molto minori nella valutazione di possibili investimenti in altre realtà aziendali (fusioni ed acquisizioni), sia come costi di consulenza sia come assicurazione di rischi futuri e costi incrementali di recupero.

Costi da assicurazione per responsabilità civile
Esiste già un numero non indifferente di assicurazioni che coprono una serie di rischi ambientali, dai danni a terzi per responsabilità civile alla copertura di costi per responsabilità personale dei dipendenti, ai costi da sostenersi per il recupero o il ripristino di siti.
In modo analogo all’esempio precedente, un sistema più stabile di valutazione dei rischi dovrebbe favorire una maggiore correttezza dei premi e quindi una migliore indicazione del costo effettivo del comportamento ambientale delle società. Il risultato sarebbe una distribuzione più corretta dei costi assicurativi con effetti di risparmio sulle società all’avanguardia nel controllo dei propri livelli di rischio. In sintesi si verificherebbe un effetto di incentivo nell’inserimento delle politiche ambientali quali fonti di competitività ed efficienza.

Controllo dei costi di sviluppo
Rientriamo all’interno dell’azienda ed indirizziamo quindi le nostre considerazioni nell’ambito dei processi decisionali, con specifica attenzione alla valutazione degli investimenti strategici per lo sviluppo delle attività. E’ importante notare come nell’ambito aziendale la normazione delle classificazioni può lasciare maggiore spazio a sistemi flessibili adeguati di volta in volta alle esigenze ed ai tempi di valutazione in rapporto ai singoli investimenti. Non deve comunque venire meno una robustezza di base delle metriche adottate. E’ doveroso qui sfatare il mito della sostenibilità a tutti i costi, e riconoscere l’importanza non solo della riduzione degli impatti ambientali in funzione di una accorta gestione dei rischi, ma anche di un attento calcolo del valore netto attualizzato. Spesso infatti l’allocazione errata di liquidità in progetti con valore netto attualizzato negativo può essere dannosa ben oltre un’iniziale valutazione morale positiva.
La capacità di una gestione strategica del rischio ambientale richiede anche la capacità di riconoscere il giusto equilibrio tra produttività ed impatti ambientali, ricorrendo al ripristino qualora questo sia più economico di un’ulteriore riduzione degli impatti.
Dunque la capacità di utilizzare le classificazioni per calcolare gli aggiustamenti corretti dei flussi di investimento dovrebbe risultare in una migliore capacità competitiva dell’azienda e in un’allocazione delle risorse ai progetti con maggiore impatto globale (in termini economico-sociali).
Il ruolo di norme di valutazione a livello di industria torna invece di primo piano nell’ambito delle acquisizioni e fusioni strategiche, laddove esse garantiscono un più preciso confronto delle realtà aziendali ed un più corretto calcolo dei prezzi di acquisto. Ne dovrebbe conseguire un ulteriore premio alla vera forza competitiva delle imprese e alla loro capacità di crescita.

Innovazione e ottimizzazione di processi e prodotti
Nell’ambito della normale operatività la disponibilità di un sistema efficace di analisi dei rischi permette una profondità di conoscenza e di controllo di processi e prodotti non altrimenti raggiungibile. Si può contemporaneamente concentrarsi sui processi e sulla valutazione dell’impatto globale del ciclo di vita dei prodotti.
Lo stimolo ad un’innovazione efficiente dovrebbe essere una conseguenza naturale a patto che il management dedichi la giusta importanza alla gestione dei rischi ambientali (ed in generale) quale componente del sistema di controllo. Da un lato infatti si potrà meglio indirizzare il normale processo di innovazione migliorativa dei processi esistenti, dall’altro si potrà direttamente agire nella fase di ricerca e sviluppo guardando alla realizzazione di un maggiore valore aggiunto tramite lo sviluppo parallelo di prodotti e processi innovativi.
Le aziende più intraprendenti non solo realizzeranno quelle efficienze di utilizzo delle risorse alla portata della maggior parte dell’industria, ma capitalizzeranno su una accresciuta capacità di soddisfare il mercato e di impostare degli standard di produzione.

Trasparenza dell’informazione al mercato
Fondamentale al successo dei processi di innovazione è la capacità di creare informazione per il mercato, che diventa non solo il luogo di destinazione dei prodotti, ma lo stesso numero dei detentori di interessi a diverso titolo, come per esempio gli stessi enti regolatori.
Lavorare alla creazione di norme valide per le classificazioni di rischio ambientale potrebbe ben premiare chi fosse in grado di cooperare con gli enti regolatori ed il mercato in generale nella definizione dei requisiti del futuro. E’ intenzione dunque di chi scrive richiamare l’attenzione all’importanza che si dia un impulso coordinato ed unitario alle politiche aziendali volte alla certificazione dei propri sistemi gestionali e che venga dunque attribuito il giusto peso allo sviluppo di un sistema di controllo ed analisi dei rischi aziendali che, come si è visto, è vitale alla crescita, all'innovazione e alla competitività dell’impresa.

Giulio Morandini
Socio A.RI.M.AS. – Academic Risk Management Association
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Environmental rating, innovation and competitivity
The increasing number of enterprises deciding to have its own Environment Management System certified is a positive sign as far as environmental issues are concerned. Nevertheless, it is of utmost importance for enterprises to open up their mind, by considering certification not as a point of arrival, rather as a support and a wider form of strategy. The logic of environment rating assessment aims at proving that business activity at any level cannot but benefit from a proper risk management.


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