Non sono certo io, che ho iniziato a parlare
di sistemi qualità quasi vent’anni fa, a lamentarmi
dello sviluppo che essi stanno avendo di questi tempi.
“Qualità”, “certificazione”,
“accreditamento”, “valutazione”, “indicatori”,
“soglie” sono però termini utilizzati con
mille accezioni, spesso a sproposito, creando una confusione
che stride con l’esemplare chiarezza delle norme o,
come sarebbe più corretto chiamarle, delle “guide” ISO.
Non è questa la sede per parafrasare la norma concernente
la terminologia, ma qualche riflessione sui legami che intercorrono
tra qualità e valutazione vale la pena di essere fatta.
Innanzitutto, stabilire un sistema qualità significa
sostanzialmente porsi degli obiettivi, ossia dei requisiti
da assicurare (politica della qualità), variabili
nel tempo (miglioramento continuo) e valutarne progressivamente
il conseguimento per mezzo della misura del valore
(non necessariamente numerico) assunto da prefissati indicatori
(valutazione) al fine di poter adottare gli eventuali
provvedimenti (azioni preventive e correttive).
Il concetto di “politica della qualità”
è strettamente collegato a quello di “responsabilità”.
Si crea in altre parole una concatenazione logica:che non
sempre viene adeguatamente messa in evidenza.
Nell’ambito di sistemi complessi quali i servizi pubblici
alla persona, non esiste nella generalità dei casi
un unico centro di responsabilità. A titolo esemplificativo
nel sistema nazionale dell’istruzione, essi sono almeno
due: l’Autorità Centrale (ministero), responsabile
di garantire l’uniformità della qualità
media del sistema scolastico nazionale, e le scuole, che hanno
il compito di assicurare, nel rispetto della loro autonomia
sancita dalla legge, un adeguato livello di qualità
dell’educazione e dell’apprendimento dei singoli
allievi, coerente con le indicazioni nazionali. Analogamente,
per quanto attiene la sanità, la responsabilità
compete in parte alle Regioni e in parte ai presidi sanitari.
Ne discende che per una valutazione complessiva del servizio
occorre coordinare i diversi centri di responsabilità,
affinché ciascuno, nell’ambito della propria
politica della qualità, dia il proprio contributo.
Nel caso del Servizio Nazionale di Valutazione dell’Istruzione
lo schema adottato sperimentalmente nell’ultimo biennio
è il seguente:
- il Ministero, avvalendosi dell’INValSI (Istituto
Nazionale per la Valutazione del Sistema Istruzione) annualmente
invia alle scuole un questionario di sistema per raccogliere
dati sul loro funzionamento e effettua prove di apprendimento
sugli allievi di quattro classi (IV elementare, I media,
I e III superiore) in tre materie (italiano, matematica
e scienze); dai risultati nazionali ricava un quadro complessivo
dello stato dell’efficacia del servizio;
- le scuole ricevono tempestivamente i risultati delle
prove di apprendimento dall’INValSI e, nell’ambito
della loro autonomia, li esaminano e assumono le necessarie
azioni correttive, avvalendosi, se lo possiedono, anche
del proprio sistema qualità.
Un’ultima considerazione riguarda il concetto di accreditamento.
Questo termine è utilizzato dalle pubbliche amministrazioni,
nell’ambito delle proprie responsabilità, per
stabilire se una struttura è in grado di svolgere un
certo compito. A tal fine sono stabiliti degli indicatori
e delle soglie di questi ultimi sotto le quali l’accreditamento
non può essere concesso.
Ad esempio, la Regione Lombardia accredita gli enti di formazione
cui eroga finanziamenti, richiedendo loro di essere certificati
secondo le norme ISO 9000 e il rispetto delle soglie stabilite
per un certo numero d’indicatori. Si noti che, alzando
le soglie, ogni triennio si provoca il miglioramento continuo
del servizio.
Giacomo Elias
Consigliere UNI
Rappresentante Ministero dell'Istruzione, dell'università e della ricerca
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