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Qualità nei servizi pubblici alla persona

Quality in public services devoted to people
Giacomo Elias - Consigliere UNI

Non sono certo io, che ho iniziato a parlare di sistemi qualità quasi vent’anni fa, a lamentarmi dello sviluppo che essi stanno avendo di questi tempi.
“Qualità”, “certificazione”, “accreditamento”, “valutazione”, “indicatori”, “soglie” sono però termini utilizzati con mille accezioni, spesso a sproposito, creando una confusione che stride con l’esemplare chiarezza delle norme o, come sarebbe più corretto chiamarle, delle “guide” ISO.
Non è questa la sede per parafrasare la norma concernente la terminologia, ma qualche riflessione sui legami che intercorrono tra qualità e valutazione vale la pena di essere fatta.
Innanzitutto, stabilire un sistema qualità significa sostanzialmente porsi degli obiettivi, ossia dei requisiti da assicurare (politica della qualità), variabili nel tempo (miglioramento continuo) e valutarne progressivamente il conseguimento per mezzo della misura del valore (non necessariamente numerico) assunto da prefissati indicatori (valutazione) al fine di poter adottare gli eventuali provvedimenti (azioni preventive e correttive).
Il concetto di “politica della qualità” è strettamente collegato a quello di “responsabilità”. Si crea in altre parole una concatenazione logica:che non sempre viene adeguatamente messa in evidenza.
Nell’ambito di sistemi complessi quali i servizi pubblici alla persona, non esiste nella generalità dei casi un unico centro di responsabilità. A titolo esemplificativo nel sistema nazionale dell’istruzione, essi sono almeno due: l’Autorità Centrale (ministero), responsabile di garantire l’uniformità della qualità media del sistema scolastico nazionale, e le scuole, che hanno il compito di assicurare, nel rispetto della loro autonomia sancita dalla legge, un adeguato livello di qualità dell’educazione e dell’apprendimento dei singoli allievi, coerente con le indicazioni nazionali. Analogamente, per quanto attiene la sanità, la responsabilità compete in parte alle Regioni e in parte ai presidi sanitari.
Ne discende che per una valutazione complessiva del servizio occorre coordinare i diversi centri di responsabilità, affinché ciascuno, nell’ambito della propria politica della qualità, dia il proprio contributo.
Nel caso del Servizio Nazionale di Valutazione dell’Istruzione lo schema adottato sperimentalmente nell’ultimo biennio è il seguente:

  • il Ministero, avvalendosi dell’INValSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Istruzione) annualmente invia alle scuole un questionario di sistema per raccogliere dati sul loro funzionamento e effettua prove di apprendimento sugli allievi di quattro classi (IV elementare, I media, I e III superiore) in tre materie (italiano, matematica e scienze); dai risultati nazionali ricava un quadro complessivo dello stato dell’efficacia del servizio;
  • le scuole ricevono tempestivamente i risultati delle prove di apprendimento dall’INValSI e, nell’ambito della loro autonomia, li esaminano e assumono le necessarie azioni correttive, avvalendosi, se lo possiedono, anche del proprio sistema qualità.

Un’ultima considerazione riguarda il concetto di accreditamento. Questo termine è utilizzato dalle pubbliche amministrazioni, nell’ambito delle proprie responsabilità, per stabilire se una struttura è in grado di svolgere un certo compito. A tal fine sono stabiliti degli indicatori e delle soglie di questi ultimi sotto le quali l’accreditamento non può essere concesso.
Ad esempio, la Regione Lombardia accredita gli enti di formazione cui eroga finanziamenti, richiedendo loro di essere certificati secondo le norme ISO 9000 e il rispetto delle soglie stabilite per un certo numero d’indicatori. Si noti che, alzando le soglie, ogni triennio si provoca il miglioramento continuo del servizio.

Giacomo Elias
Consigliere UNI
Rappresentante Ministero dell'Istruzione, dell'università e della ricerca
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