La “responsabilità sociale delle
imprese” sta suscitando su scala mondiale un interesse
crescente da parte del mondo economico, degli organismi di
normazione nazionali ed internazionali, delle pubbliche amministrazioni,
delle associazioni sindacali e delle associazioni culturali.
Questo interesse impone di chiarire e di approfondire il significato
del termine e di individuare le conseguenze sociali ed economiche
di tutte le iniziative che si ritiene di avviare in base a
priorità che occorre individuare.
Un lavoro complesso e impegnativo che, oltretutto, deve tenere
in considerazione le molteplici situazioni esistenti nei vari
paesi che in genere sono da secoli radicate nelle rispettive
strutture sociali ed economiche.
Il problema non può essere affrontato esclusivamente
in campo nazionale perché qualsiasi iniziativa, se
non bene avviata e condotta, potrà avere conseguenze
economiche negative che potrebbero avere riflessi inopportuni
sui risultati di carattere sociale conseguiti o che si intende
conseguire.
In campo europeo un primo accenno al problema risale al 1993
con l’invito dell’allora Presidente della Commissione
europea alle aziende europee di prendere parte attiva alla
lotta contro l’“esclusione sociale”, termine
che definisce una serie di situazioni negative per l’uomo
in genere e per il lavoratore in particolare.
Nell’anno 2000 il Consiglio europeo ha fatto appello
al senso di responsabilità delle imprese nei confronti
dei problemi sociali con l’obbiettivo strategico per
l’UE di “divenire l’economia della conoscenza
più competitiva e più dinamica del mondo, capace
di una crescita economica sostenibile accompagnata da un
miglioramento quantitativo e qualitativo dell’occupazione e
da una maggiore coesione sociale”.
Successivamente nel luglio del 2001 la Commissione dell’UE
ha pubblicato un Libro Verde destinato ad attuare in forma
credibile e trasparente qualsiasi iniziativa in materia.
Il documento esamina il problema da ogni punto di vista ed
enuncia alcuni principi fondamentali da osservare.
Fra di essi fondamentale è il carattere di
volontarietà
che esse devono assumere, il solo che possa assicurare la
perseveranza e il successo e l’invito a tenere congiunti
gli aspetti economici, quelli sociali, le esigenze e le caratteristiche
specifiche del consumatore oltre all’esigenza di operare
compatibilmente con quanto si sta facendo in campo internazionale
e particolarmente in campo europeo.
L’ISO, dopo alcune incertezze, ha costituito lo scorso
anno un apposito gruppo di lavoro il quale ha sottoposto
all’approvazione del Consiglio le seguenti raccomandazioni
che sono state approvate nel corso della riunione del 13-14
marzo:
- sviluppare un rapporto tecnico che illustri quanto esista
a livello mondiale in fatto di codici, linee guida, specifiche
aventi per oggetto la responsabilità sociale;
- promuovere uno studio in vista della preparazione di una
norma di gestione dei sistemi che preveda una autodichiarazione
di conformità da parte degli organismi escludendo la
certificazione di parte terza.
Come si vede anche in sede ISO si esprime
l’opportunità che le iniziative nel campo sociale
siano avviate e gestite su base volontaria.
In campo europeo alcuni enti normatori hanno promosso degli
incontri destinati ad approfondire il problema, ma sono escluse
le iniziative concrete di carattere normativo e
l’orientamento
generale è stato che non sia opportuna la redazione
di norme bensì quella di linee guida, aventi funzione
di orientamento per le aziende che intendono prendere iniziative
nel campo della responsabilità sociale. Occorre rilevare
che in campo industriale non ci sono prese di posizione negative
ma esiste solo la preoccupazione che non si creino per le
aziende vincoli che possano incidere negativamente sul loro
sviluppo ma che ci si limiti a spronarle perché, in
tutte le loro iniziative, non trascurino di prendere nella
dovuta considerazione le incidenze di carattere sociale che
esse possono comportare.
Occorre infine segnalare l’iniziativa del Ministro Maroni
di presentare, in occasione del prossimo semestre di Presidenza
italiana dell’Unione Europea, un piano, redatto con
la consulenza dell’Università Bocconi, da attuare
sul piano comunitario.
Il piano non prevede l’emanazione di provvedimenti vincolanti
per le aziende ma favorirebbe l’attuazione di iniziative
volontarie con incentivi per le aziende più attive.
Da parte sua l’UNI, ritenendo non opportuno, almeno
per il momento, prendere iniziative di carattere normativo,
ha in corso la costituzione di un Gruppo Strategico per le
attività connesse alla Responsabilità sociale
delle imprese nel quale saranno invitati i rappresentanti
di tutti gli organismi interessati al problema.
Compito del Gruppo sarà quello di approfondire il problema,
rilevare e giudicare quanto sia in corso in materia in campo
nazionale e internazionale e proporre le iniziative di carattere
normativo e paranormativo che l’UNI dovrebbe intraprendere.
L’esperienza insegna che nelle aziende nelle quali regna
una buona atmosfera e i rapporti fra le parti sono improntati
alla reciproca comprensione e alla reciproca fiducia i risultati
sono concreti ed evidenti.
E’ perciò valido poter affermare che anche nel
sociale, se si opera con intelligenza, si può verificare
ciò che è ampiamente dimostrato si verifica
nella qualità: ciò che si spende non è
un costo bensì un investimento.
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