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La responsabilità sociale delle imprese

Corporate social responsibility
Mario Rossi Cairo - Presidente Commissione Centrale Tecnica UNI

La “responsabilità sociale delle imprese” sta suscitando su scala mondiale un interesse crescente da parte del mondo economico, degli organismi di normazione nazionali ed internazionali, delle pubbliche amministrazioni, delle associazioni sindacali e delle associazioni culturali.
Questo interesse impone di chiarire e di approfondire il significato del termine e di individuare le conseguenze sociali ed economiche di tutte le iniziative che si ritiene di avviare in base a priorità che occorre individuare.
Un lavoro complesso e impegnativo che, oltretutto, deve tenere in considerazione le molteplici situazioni esistenti nei vari paesi che in genere sono da secoli radicate nelle rispettive strutture sociali ed economiche.
Il problema non può essere affrontato esclusivamente in campo nazionale perché qualsiasi iniziativa, se non bene avviata e condotta, potrà avere conseguenze economiche negative che potrebbero avere riflessi inopportuni sui risultati di carattere sociale conseguiti o che si intende conseguire.

In campo europeo un primo accenno al problema risale al 1993 con l’invito dell’allora Presidente della Commissione europea alle aziende europee di prendere parte attiva alla lotta contro l’“esclusione sociale”, termine che definisce una serie di situazioni negative per l’uomo in genere e per il lavoratore in particolare.
Nell’anno 2000 il Consiglio europeo ha fatto appello al senso di responsabilità delle imprese nei confronti dei problemi sociali con l’obbiettivo strategico per l’UE di “divenire l’economia della conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo, capace di una crescita economica sostenibile accompagnata da un miglioramento quantitativo e qualitativo dell’occupazione e da una maggiore coesione sociale”.
Successivamente nel luglio del 2001 la Commissione dell’UE ha pubblicato un Libro Verde destinato ad attuare in forma credibile e trasparente qualsiasi iniziativa in materia.
Il documento esamina il problema da ogni punto di vista ed enuncia alcuni principi fondamentali da osservare.
Fra di essi fondamentale è il carattere di volontarietà che esse devono assumere, il solo che possa assicurare la perseveranza e il successo e l’invito a tenere congiunti gli aspetti economici, quelli sociali, le esigenze e le caratteristiche specifiche del consumatore oltre all’esigenza di operare compatibilmente con quanto si sta facendo in campo internazionale e particolarmente in campo europeo.

L’ISO, dopo alcune incertezze, ha costituito lo scorso anno un apposito gruppo di lavoro il quale ha sottoposto all’approvazione del Consiglio le seguenti raccomandazioni che sono state approvate nel corso della riunione del 13-14 marzo:

  • sviluppare un rapporto tecnico che illustri quanto esista a livello mondiale in fatto di codici, linee guida, specifiche aventi per oggetto la responsabilità sociale;
  • promuovere uno studio in vista della preparazione di una norma di gestione dei sistemi che preveda una autodichiarazione di conformità da parte degli organismi escludendo la certificazione di parte terza.

Come si vede anche in sede ISO si esprime l’opportunità che le iniziative nel campo sociale siano avviate e gestite su base volontaria.

In campo europeo alcuni enti normatori hanno promosso degli incontri destinati ad approfondire il problema, ma sono escluse le iniziative concrete di carattere normativo e l’orientamento generale è stato che non sia opportuna la redazione di norme bensì quella di linee guida, aventi funzione di orientamento per le aziende che intendono prendere iniziative nel campo della responsabilità sociale. Occorre rilevare che in campo industriale non ci sono prese di posizione negative ma esiste solo la preoccupazione che non si creino per le aziende vincoli che possano incidere negativamente sul loro sviluppo ma che ci si limiti a spronarle perché, in tutte le loro iniziative, non trascurino di prendere nella dovuta considerazione le incidenze di carattere sociale che esse possono comportare.

Occorre infine segnalare l’iniziativa del Ministro Maroni di presentare, in occasione del prossimo semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea, un piano, redatto con la consulenza dell’Università Bocconi, da attuare sul piano comunitario.
Il piano non prevede l’emanazione di provvedimenti vincolanti per le aziende ma favorirebbe l’attuazione di iniziative volontarie con incentivi per le aziende più attive.
Da parte sua l’UNI, ritenendo non opportuno, almeno per il momento, prendere iniziative di carattere normativo, ha in corso la costituzione di un Gruppo Strategico per le attività connesse alla Responsabilità sociale delle imprese nel quale saranno invitati i rappresentanti di tutti gli organismi interessati al problema.
Compito del Gruppo sarà quello di approfondire il problema, rilevare e giudicare quanto sia in corso in materia in campo nazionale e internazionale e proporre le iniziative di carattere normativo e paranormativo che l’UNI dovrebbe intraprendere.
L’esperienza insegna che nelle aziende nelle quali regna una buona atmosfera e i rapporti fra le parti sono improntati alla reciproca comprensione e alla reciproca fiducia i risultati sono concreti ed evidenti.

E’ perciò valido poter affermare che anche nel sociale, se si opera con intelligenza, si può verificare ciò che è ampiamente dimostrato si verifica nella qualità: ciò che si spende non è un costo bensì un investimento.

Mario Rossi Cairo
Presidente Commissione Centrale Tecnica UNI
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