Il terreno normativo, è noto, è
sempre stato un terreno di confronto.
L’esercizio delle idee nel mondo della normazione trova
il suo elemento di sfogo naturale nella definizione del consenso,
che spesso comporta lunghe e faticose mediazioni.
Si è sempre sostenuto che l’importanza delle
norme e quindi il loro successo, sia in larga misura determinato
dall’applicabilità in campo delle loro prescrizioni.
Le norme tecniche volontarie prodotte su larghe espressioni
consensuali sono pertanto destinate ad un sicuro successo
in termini di applicabilità e tale condizione determina
un indubbio aiuto all’applicazione di procedimenti e
processi, alla facilitazione nei commerci ed al progresso
tecnico.
Mi pare importante sottolineare, nel contesto,
come tali aspetti siano stati adeguatamente sottolineati negli
ultimi anni anche dalla Commissione Europea che ha evidenziato
l’accresciuta funzione della normativa a supporto di
quella che in fondo è la visione del “Nuovo approccio”,
nel suo documento COM(2001) 527 del 26 settembre 2001 che
è chiaramente esplicativo in proposito.
E’ mia ferma opinione che anche alcuni dei grandi temi
attuali (liberalizzazioni, modernizzazione dell’apparato
statale, modernizzazione degli assetti legislativi, maggior
ruolo dei cittadini consumatori, etc…) possano trovare
una valida base di supporto tecnico nel mondo della normazione
e per questo i meccanismi di collaborazione fra i rispettivi
settori interessati debbano essere meglio definiti e rifiniti.
Una recente esperienza maturata in ambito UNI
può offrire buoni spunti di riflessione per il futuro.
Mi riferisco all’attività effettuata relativamente
al Testo Unico per l’edilizia.
Come noto, il Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno
2001 n. 380 “Testo Unico delle disposizioni legislative
e regolamentari in materia di edilizia”, con specifico
riferimento al Capo V “Norme per la sicurezza degli
impianti” (articoli 107-121) ed al Capo VI (articoli
122-135) “ Norme per il contenimento del consumo di
energia negli edifici”, riporta alcune disposizioni
che regolano in modo ritenuto non confacente e parziale dagli
addetti ai lavori, la disciplina legislativa e regolamentare
relativa alle attività di installazioni di impianti.
Per rispondere ai bisogni di coordinamento ed all’esigenza
di chiarezza reclamata dai settori impiantistici coinvolti,
con l’obiettivo del riordino sistematico della materia,
l’UNI provvide a costituire sul finire del 2001 il Comitato
“Testo Unico sugli impianti tecnici”, di cui mi
fu affidato il coordinamento.
Evito di addentrarmi negli aspetti tecnici del lavoro portato
a termine, in quanto l’esperienza, largamente positiva,
va appunto ben oltre l’aspetto squisitamente tecnico
della questione, che pure è notevole, in quanto il
documento prodotto, qualora recepito dalle Istituzioni aventi
titolo, contribuirà sicuramente ad eliminare le difformità
rilevate e correggere gli errori presenti nel predetto Testo
Unico.
L’elemento di maggiore spessore, da analizzare e ben
valutare in visione futura, è la dimostrata capacità
di costituire in ambito UNI un tavolo tecnico intersettoriale,
catalizzando l’interesse dei singoli partecipanti, per
arrivare ad un documento condiviso che rispecchia le specifiche
necessità di ognuno.
Quale miglior risultato auspicabile in termini di consenso
allargato?
Si aprono chiaramente degli scenari nuovi, che portano a superare
certe visioni del passato improntate ad una sostenuta settorialità,
molto spesso artefice di inopportune chiusure.
Il contesto normativo odierno deve fare tesoro
di esperienze quale quella citata, accrescere la cooperazione
tra settori, introducendo quegli elementi di flessibilità
spesso negati da organizzazioni ed aspetti burocratici.
La modernizzazione del settore normativo non deve essere solo
figlia dell’evoluzione tecnologica ma deve abbinarsi
ad un diverso modo di pensare e d’intendere i processi
e ad un nuovo modo di proporsi verso le Istituzioni, le imprese
e i cittadini.
La normazione dunque come un ponte, per consentire a chi voglia
operare secondo regole chiare e precise di accedere a modelli
riconosciuti e replicabili e per soddisfare le esigenze informative
da cui non è possibile prescindere in società
evolute.
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