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Il Dossier di questo mese è dedicato alle norme UNI più vendute nel 2001. La scelta può sembrare curiosa considerando la peculiarità dell'UNI quale Ente dedicato ad offrire un servizio nazionale di pubblica utilità. Di solito, parlando di Best Seller, ci si riferisce a case editrici. Il dibattito si apre proprio volendo dare concretezza al concetto di beneficio pubblico, ovvero al principio che una cosa va fatta se ha una sua utilità.
Classifica delle norme più vendute
Nel prospetto presentato al termine di questo articolo sono elencate le norme che, singolarmente, sono state vendute di più durante lo scorso anno. Le 25 norme più vendute sono state raggruppate per argomenti in considerazione del fatto che spesso una norma può essere applicata solo in congiunzione ad altre, ed è quindi naturale che i dati di vendita evidenzino tale fenomeno. è il caso più lampante della diffusione della UNI EN ISO 9000 e della relativa serie, che spesso viene considerata dal mercato come un'unica entità, chiamata in gergo "Vision 2000". Era prevedibile che la nuova serie delle norme ISO 9000, già detentrici della palma di più vendute, l'avrebbe fatta da padrone sul mercato e le ragioni del successo sono facilmente comprensibili.
Appare forse meno evidente, e per ciò sorprendente, giustificare la diffusione di altre norme, meno note all'uomo della strada. Nelle pagine che seguono verranno presentate le norme singolarmente, sotto forma di scheda, evidenziandone i punti forti e fornendo alcune ragioni del loro successo sul mercato.
Per avere informazioni generali su tali norme si può comunque fare riferimento al sito Web UNI (http://catalogo.uni.com/catalogo/home.html).
Le 25 principali norme del 2001, dal punto di vista commerciale, rappresentano quasi il 40% dei ricavi delle vendite di tutte le norme UNI. Considerando che il parco normativo nazionale, a fine 2001, ha raggiunto 13.834 titoli, è facilmente intuibile che molte norme sono assai poco richieste. Per avere un'idea dei volumi di vendita si può affermare che solo le prime norme dell'elenco riescono a superare la soglia delle 1000 copie vendute, mentre un buon Best Seller si attesta a 500 copie.
La diffusione normativa non si ferma unicamente alla vendita dei singoli pezzi; a questa bisogna anche aggiungere la vendita di raccolte, per abbonamento o meno, che consente di ottenere, a prezzi ridotti rispetto al prezzo di copertina, una serie di norme aggregate per argomenti settoriali.
È il caso delle cosiddette "Selezioni", che sono raccolte cartacee, dei prodotti elettronici su CD-Rom, che contengono elevate quantità di norme in formato elettronico non editabile, oppure dei Manuali tecnici, che rilegano in una pubblicazione a libro le norme in formato ridotto. Di questi prodotti è stato considerato, nell'ultima scheda del Dossier, il CD-Rom più venduto.
Per avere ulteriori informazioni sui prodotti si può fare riferimento al sito Web UNI (http://www.uni.com/prodotti/home.shtml).
Difficoltà di diffusione della normazione
La diffusione delle norme si scontra con due problemi principali ai quali gli enti di normazione cercano di porre rimedio.
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L'ELEVATO NUMERO DI TITOLI IN VIGORE A CATALOGO, i 13.834 già citati, pongono l'UNI nella condizione di essere una delle maggiori "case editrici" in Italia; da ciò deriva la difficoltà di aggiornamento e di approvvigionamento di eventuali depositi distaccati dalla sede di produzione, ovvero Milano.
Bisogna anche considerare che, trattandosi di un prodotto ad alto contenuto tecnico - e con questo non si intende solo il testo della norma, spesso destinato solo ad addetti ai lavori, ma anche l'inquadramento generale normativo del documento, quale la relazione che intercorre tra una norma e l'altra, ai diversi livelli (nazionale, europeo ed internazionale), le ultime versioni in vigore, gli aggiornamenti, le sostituzioni - è preferibile che il "venditore" sia un conoscitore delle regole della normazione con capacità di orientarsi con i "dati di copertina".
Una risposta alla reperibilità delle norme sul territorio nazionale è stata data con la costituzione dei cosiddetti Punti UNI (http://www.uni.com/indirizzi/punti_uni.shtml) che, spesso collegati a Camere di commercio, associazioni industriali od istituzioni di ricerca, oltre a dare la possibilità di consultazione diretta, forniscono un servizio specializzato che supera il concetto di "deposito di norme".
La diffusione per mezzo del commercio elettronico, già in uso presso alcuni enti di normazione esteri e in avanzato livello di studio anche in Italia, costituirà già nel corso del 2002 un rimedio per chi non ha facile accesso ad uno dei citati Punti.
- L'AGGIORNAMENTO CONTINUO DEL PARCO NORMATIVO costringe gli utenti ad essere sempre al passo con lo stato dell'arte, in continua evoluzione. Tutte le norme devono essere revisionate almeno su base quinquennale; inoltre il processo di armonizzazione europeo ha portato negli ultimi anni un notevole ricambio normativo. Ciò ha come conseguenza la necessità di disporre di strumenti di informazione che consentano all'utente di conoscere in tempo l'evoluzione delle norme in vigore o, meglio ancora, di usufruire di servizi che forniscono programmi di aggiornamento personalizzati. A tal fine un criterio di individuazione selettivo degli argomenti di interesse si può basare sulla classificazione ICS (International Classification of Standards), sulla quale stipulare degli accordi per ricevere direttamente tutte le norme di un determinato settore.
Volontarietà e utilità delle norme
Se può sembrare strano parlare di norme Best Seller, il concetto stesso di normazione volontaria può far apparire ancora più singolare che altre norme non vengano richieste. Partendo dal principio che lo stato dell'arte è rappresentato dalle norme in vigore, gli enti di normazione si trovano nella curiosa situazione di avere prodotti a catalogo, che devono rimanerci anche se non hanno mercato, è così che, per esempio, una norma elaborata diversi anni addietro, tuttora valida, potrebbe aver raggiunto la saturazione del mercato. Quindi il prodotto non è sostituito ma rimane "a listino" anche a fatturato nullo.
Ma il raggiungimento della saturazione del mercato non è sicuramente l'unica spiegazione della mancata richiesta di norme. Partiamo dal presupposto che l'attività di normazione, essendo di carattere volontario, ha inizio unicamente se viene ritenuta utile da chi ci investe delle risorse umane e materiali. Una norma dovrebbe quindi almeno avere il mercato di chi ne propone la messa allo studio.
Un'attenta valutazione iniziale, propedeutica all'elaborazione, sotto forma di studio di fattibilità, potrebbe consentire una valutazione del potenziale mercato della norma, al pari di qualsiasi prodotto o servizio in un processo economico-produttivo. La seconda ragione di una mancata vendita di una norma è quindi riconducibile all'assenza di valutazione dell'utilità del prodotto finito da parte degli organi preposti. In UNI tale valutazione è delegata alle Commissioni Tecniche e all'inizio del 2002 sono stati definiti nuovi strumenti per indurre le segreterie tecniche a ragionare in termini di analisi prenormativa. Nella stessa direzione si sono orientati ISO e CEN con i Business Plan dei Comitati Tecnici.
Un terzo livello di assenza di diffusione normativa si riscontra quando un mercato potenziale esiste, ma tale mercato non ne è cosciente; manca cioè un'adeguata cultura che si può evidenziare in due situazioni:
- la mancata conoscenza dell'esistenza della normazione tecnica volontaria, quale strumento di riferimento per le transazioni commerciali tra chi offre un prodotto/ servizio e chi ne usufruisce;
- l'ignoranza dell'esistenza della specifica norma di utilità per la propria attività.
Ma dove esiste un mercato esistono delle transazioni che sono quindi sostenute da specifiche contrattuali che possono basarsi non sulle norme tecniche ufficiali bensì su una serie di prassi anche non esplicitate in scritture. Talvolta invece esistono documenti che si avvicinano a specifiche tecniche, per le quali la mancanza di unificazione porta ad una dispersione di notevoli risorse tecniche e procedurali. Per i mercati potenziali è conveniente avvicinarsi alla cultura normativa.
La dimensione del mercato costituisce la base della ricerca del consenso e quindi la valenza dell'imprimatur dell'ente riconosciuto. Le norme UNI, approvate dalle Commissioni Tecniche nazionali che hanno effettuato una inchiesta pubblica nazionale, sono frutto del mercato italiano e a tale mercato si rivolgono. Le transazioni che si baseranno sul rispetto di tali norme si svolgeranno all'interno delle frontiere italiane.
Il processo di armonizzazione europea ha però generato una situazione singolare. Le norme europee EN non sono il frutto di un processo consensuale che vede l'espressione di un mercato unico europeo, bensì sono il risultato di una somma di opinioni dei singoli mercati nazionali che costituiscono l'Unione europea e i paesi EFTA, ponderate sulla dimensione dei mercati stessi. Ciò può portare spesso alla situazione per la quale si può riscontrare mediamente in Europa un interesse per una attività di normazione per un settore, pur avendo alcuni mercati nazionali assolutamente non coinvolti. La regola dell'obbligo di recepimento delle norme europee nel parco normativo nazionale, in un certo senso, evidenzia una criticità. Non esistendo infatti la norma EN come prodotto commerciale che si rivolge ad un unico mercato globale europeo, i mercati non interessati hanno comunque a livello nazionale una rappresentazione europea dello stato dell'arte. Questo può portare quindi ad avere delle norme europee recepite (le UNI EN per l'Italia) non richieste in un paese mentre risultano molto utili in altri paesi, se l'analisi pre-normativa a livello europeo è stata condotta correttamente. I processi di elaborazione e approvazione delle norme europee mettono quindi in luce che l'Europa non è un grande mercato ma è la somma di tanti medi e piccoli mercati. Da ciò si capisce che le norme UNI di origine nazionale sono, ed è coerente che lo siano, più richieste delle norme europee EN. In pratica, malgrado il rapporto 10/1 fra il numero delle norme EN pubblicate lo scorso anno e quello delle norme originali italiane, si noterà che nell'elenco dei best seller c'è una forte incidenza di norme UNI nazionali.
Appare quindi chiaramente che, nell'ambito volontario, ad ogni azione di elaborazione e pubblicazione normativa deve far seguito un'azione di diffusione. In tal senso è fondamentale il corretto funzionamento della rappresentanza per il quale ogni decisione, dalla messa allo studio all'approvazione dei documenti normativi, passa attraverso una gerarchia che consente ad un ristretto numero di individui di operare a nome di un mercato il più allargato possibile. Ciò garantisce il coinvolgimento equo di tutte le parti interessate e la diffusione capillare dell'informazione. In tal senso possono svolgere un compito molto importante le associazioni industriali, sia nella partecipazione diretta di propri tecnici ai tavoli normativi, sia nella canalizzazione della cultura normativa. è dimostrato che le norme più utilizzate sono proprio quelle che, oltre ad essere nate a seguito di una puntuale indagine di interesse del mercato, sono anche state oggetto di programmi di diffusione, quali pubblicazione di articoli, organizzazioni di convegni e corsi.
Legislazione e marcatura CE
Accade poi talvolta che la normazione volontaria abbia contatti più o meno importanti con l'ambito cogente. Il richiamo diretto di una norma tecnica in una disposizione legislativa, che assume così il carattere di regola tecnica, porta all'obbligatorietà dell'utilizzo della stessa e quindi, inevitabilmente, ad una sensibilità maggiore da parte del mercato, soprattutto in presenza di sanzioni per mancata conformità.
Lo stesso dicasi nei casi di generico riferimento alla regola dell'arte. Per esempio la Legge n. 46 del 1990 sulla sicurezza degli impianti richiama indirettamente centinaia di norme tecniche volontarie che costituiscono uno strumento di riferimento molto utile al mercato (progettisti, produttori, installatori, controllori, ecc..). Da qui le ripercussioni sui dati di vendita UNI.
Infine si citano gli aspetti legati alla certificazione, volontaria e non.
A parte il mondo dei sistemi di gestione per la qualità, i settori che hanno impostato schemi di certificazione di prodotto rivolgono un'attenzione particolare alle norme tecniche. è il caso, per esempio, dei prodotti che devono essere dotati di marcatura CE, ai sensi di direttive europee, sostenute da norme EN armonizzate. Sono tutte norme verso le quali il mercato rivolge particolare attenzione.
Nella classifica delle norme più vendute del 2001 si ritrovano le casistiche fino ad ora evidenziate.
Costi e prezzi della normazione
La normazione ha un costo sostenuto dal mercato. Tutte le sue fasi, dalla messa allo studio alla pubblicazione e alla diffusione, coinvolgono delle risorse, soprattutto nell'opera di raggiungimento del consenso. In particolare, la discussione normativa che storicamente si svolge su tavoli nazionali o europei/ internazionali presenta elevati costi per i partecipanti. Una norma può essere il frutto di un Gruppo di lavoro nazionale di 10 esperti che si riunisce 10 volte in tre anni fino all'approvazione finale, con costi di migliaia di Euro all'anno per la comunità nazionale. Se i lavori si svolgono in ambito europeo o internazionale i costi lievitano, ma la comunità si allarga e le risorse sono quindi maggiori e ridistribuite su più ampia scala. Se invece i lavori si possono svolgere a distanza, per mezzo di discussioni e votazioni per corrispondenza postale o telematica, con sistemi quali UNIONE, i costi si abbassano.
E' quindi comprensibile quanto sia importante operare per rappresentanze, in modo da sostenere i costi mediante un'ampia ridistribuzione. Poi si devono aggiungere i costi gestionali e strutturali degli enti di normazione. Se si pensa che in Italia ogni anno si pubblicano oltre 100 norme nazionali e in Europa oltre 800 norme EN si intuisce quale possa essere il costo nazionale annuo per sostenere l'attività normativa. Ma il beneficiario finale di tutta l'operazione è il consumatore, che fino ad oggi è stato troppo poco sensibile a contribuire al sostegno di questi costi ed a partecipare alla costruzione della consensualità. è un peccato perché, con un gioco di parole, la normazione è un servizio di pubblica utilità che non viene colto quale utilità dal pubblico.
Negli enti di normazione le tariffe delle norme sono basate sul numero di pagine, come fossero un prodotto editoriale. è ovviamente un parametro non confrontabile con i costi di produzione in quanto quello che costa è la qualità del contenuto, ovvero il raggiungimento del consenso di tutte le parti interessate, la "democrazia" della normazione volontaria. Più i lavori sono trasparenti ed allargati, più il prodotto è utile e più costa.
Il prezzo delle norme deve allora essere rapportato al beneficio introdotto sul mercato, pensando a che situazione si avrebbe in un mondo di transazioni commerciali in assenza di normazione: il rapporto costo/beneficio risulta a vantaggio del secondo nell'ambito del mercato globale.
Concludendo, le norme le pensate "voi", le fate "voi", le comprate "voi" e le usate "voi", per mezzo delle vostre rappresentanze. Il servizio offerto dagli enti di normazione quali gestori di processo, senza entrare in merito alle valutazioni di tipo progettuale, produttivo e commerciale, costituisce un caso anomalo nella società. è come se in ambito manifatturiero una società mettesse a disposizione una struttura completa di studio, di progettazione, uno stabilimento produttivo, un ufficio vendite e una amministrazione, e soprattutto, un'organizzazione aziendale, a favore di intelletti esterni. Quegli intelletti, siete "voi".
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