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Biotecnologie: è iniziata la rivoluzione

La rivoluzione biotecnologica in atto è ormai diventata una delle questioni cruciali del ventunesimo secolo per le sue implicazioni sociali, ambientali, sanitarie, etiche ed economiche. Molti paesi nel mondo stanno affrontando tale problematica, trovando soluzioni e mantenendo atteggiamenti in alcuni casi molto simili tra loro, in altri diametralmente opposti. In particolare spicca il differente approccio alle biotecnologie adottato negli Stati Uniti e in Europa. Perché? Mentre negli USA sono stati recentemente raddoppiati i finanziamenti destinati alla ricerca in campo biotecnologico, l'Unione Europea spende ancora milioni di euro ogni anno per i sussidi alle miniere di carbone e all'agricoltura tradizionale: di fatto molto più denaro di quello investito per la ricerca e lo sviluppo. è giusto continuare a permettersi di vivere nel futuro pensando ancora troppo al passato? E ancora, mentre negli USA le biotecnologie sono utilizzate in tutti i campi senza particolari restrizioni, l'approccio europeo è molto più cauto; in alcuni casi, come quello alimentare, è addirittura contrastato.

Spesso questi comportamenti nascondono aspetti economici e sociali enormi: nel campo alimentare alcuni paesi europei sono riluttanti all'uso degli organismi geneticamente modificati in agricoltura semplicemente perché vogliono proteggere l'immensa varietà di prodotti locali (e la cultura secolare che ne supporta la qualità) contro l'appiattimento proposto dagli ogm nei progetti agricoli su larga scala. In pratica quindi si cerca di difendere i propri interessi economici consolidati. Questo atteggiamento porta (forse) a constatare che non si ha nulla in contrario alle modificazioni genetiche fino a quando queste non coinvolgono l'economia di un paese, nel bene o nel male, ma naturalmente è solo uno degli aspetti del problema.

Le biotecnologie applicate in medicina riscontrano invece maggiori aspettative dalla società, sia in Europa che negli Stati Uniti. Alcune interviste effettuate in vari paesi hanno fatto emergere l'interesse e un generale giudizio positivo sull'impiego di organismi geneticamente modificati in campo farmaceutico: 7 intervistati su 10 sono convinti che i farmaci biotecnologici siano in grado di sconfiggere, in futuro, gravi malattie. I diffidenti (3 su 10) hanno paura perché tali prodotti non sono naturali. Oltre il 70% degli italiani intervistati vorrebbe saperne di più sulle bio-tecnologie e soprattutto dal proprio medico di famiglia.

La mappa genetica dell'uomo, secondo quanto annunciato dagli scienziati, potrebbe diventare in futuro un importante patrimonio dell'umanità. Con queste aspettative il settore delle biotecnologie trarrebbe una spinta ulteriore al suo sviluppo. Alcune applicazioni in campo medico e farmaceutico hanno già evidenziato importanti benefici rispetto alle tradizionali tecniche di fabbricazione degli stessi farmaci e di altre sostanze utilizzate in campo medico. Tanto per citare qualche esempio: fattori coagulanti prodotti, a partire dal sangue umano, sono stati in passato responsabili di numerosi contagi del virus dell'AIDS e delle epatiti; si pensi a cosa è successo anni fa in Italia ed in altri paesi europei dove moltissimi malati sono stati contagiati da sangue infetto, distribuito da strutture sanitarie ritenute sicure. Oggi invece, con l'aiuto degli OGM, si possono produrre farmaci ed altre sostanze esenti da qualsiasi contaminazione. A fronte di tutte queste novità anche il settore normativo ha fatto dei progressi: la pubblicazione di una serie di norme tecniche CEN costituisce oggi il primo passo in Europa per affrontare la materia sul piano tecnico-scientifico.

La rivista U&C ha raccolto alcune note sull'argomento, senza avere la pretesa di essere esaustiva nei confronti di una materia così vasta, complessa e dibattuta.

Gian Luca Salerio
Coordinatore Comparto UNI "Beni di largo consumo"
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